Codice dell’Amministrazione Digitale “numero sei”: ennesima riforma per una semplificazione amministrativa


Decreto legislativo 13/12/2017 n° 217, G.U. 12/01/2018

 

Diviene legge la visione che vuole cambiare la vita dei cittadini alle prese con la pubblica amministrazione nell’era delle App e degli Smartphone.

Il 12 gennaio 2018 è stata pubblicato in G.U. il D.lgs. 13 dicembre 2017, n. 217 con il quale sono state emanate le disposizioni integrative e correttive al D.lgs. 26 agosto 2016, n. 179, concernente modifiche ed integrazioni al Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

Altra riforma del CAD che si spera possa dare quell’input necessario per una definiva svolta delle pubbliche amministrazioni verso il digitale: l’obiettivo principale è quello di contribuire alla definizione di un quadro normativo idoneo ad abilitare e supportare l’attuazione dell’Agenda Digitale dotando i cittadini, le imprese e le amministrazioni di strumenti e servizi idonei a rendere effettivi i diritti di “cittadinanza digitale” che rappresentano il fulcro della legge delega e del già richiamato decreto legislativo n. 179 del 2016.

Il testo originario – D.lgs. n. 82/2005 – ha subìto numerose modifiche ma, nonostante le riforme che si sono succedute , la situazione della PA sul fronte dell’innovazione è sempre restata al palo ed il tanto auspicato cambio epocale verso la digitalizzazione appare, per il momento, ancora un’illusione.
Tuttavia, quest’ultima riforma che si compone di 67 articoli ha l’intento di procedere a integrare e modificare alcune disposizioni del CAD, in conformità con quanto previsto dalla legge delega, anche al fine di accelerare l’attuazione, a livello nazionale, dell’agenda digitale europea, coerentemente con le previsioni dell’art. 63 del D.lgs. n. 179 del 2016 e l’attività del Commissario Straordinario ivi prevista.

Linee portanti del nuovo CAD

Il testo è come al solito sviluppato con la c.d. tecnica della novella, per cui non di facile lettura.

Vediamo le principali modifiche:

  • semplificare – anche nel linguaggio – il Codice, sostituendo le regole tecniche con delle linee guida la cui adozione viene affidata direttamente all’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) per rendere l’attuazione tecnico-operativa delle disposizioni di legge capace di stare al passo con la continua evoluzione tecnologica;
  • favorire il passaggio da un’ottica incentrata sul procedimento amministrativo in sé ad una che assuma come punto focale i nuovi diritti digitali ma, come sottolineato dal Consiglio di Stato, per ottenere tale obiettivo sarebbe necessario procedere ad una compiuta opera di riorganizzazione delle disposizioni del CAD, volta a dare evidenza, in primo luogo, alle disposizioni riguardanti diritti quali: identità digitale, domicilio digitale, firma digitale, diritto di accesso online etc.;
  • disciplinare i rapporti fra il cittadino e l’Amministrazione e regolare i profili riguardanti l’organizzazione dell’Amministrazione;
  • rendere il Codice un corpus omogeneo di norme disciplinanti una specifica branca del diritto, operando un complessivo coordinamento formale del testo del CAD, in special modo per quanto riguarda la numerazione degli articoli e dei commi recati dal Codice, e introducendo un indice delle disposizioni del CAD che agevoli la sua consultazione da parte dei soggetti cui è destinato;
  • sottolineare la natura di carta di cittadinanza digitale della prima parte del Codice; quindi: disposizioni volte ad attribuire a cittadini e imprese il diritto ad una identità e a un domicilio digitale, snellire la fruizione di servizi pubblici online in maniera semplice e mobile-oriented; partecipare concretamente al procedimento amministrativo per via elettronica; effettuare pagamenti online.

Pertanto, nell’ottica di questa nuova riforma l’AgID assume un ruolo centrale sia nell’ambito dei rapporti con la cittadinanza sia relativamente ai rapporti con le pubbliche amministrazioni.

Il nuovo Codice dell’amministrazione digitale c.d. “numero 6”, la cui firmataria è la Ministra Marianna Madia, (avendo la delega al digitale dal Presidente del Consiglio), ha effettuato pertanto diverse modifiche in quanto il precedente (del 2005), fu concepito prima della rivoluzione dei social network e degli smartphone.
L’ultimo riflette tutto ciò che è successo nel frattempo: il cittadino si aspetta dalla PA la semplicità che è abituato ad avere quotidianamente nelle app, si aspetta di non essere più costretto a capire i meccanismi che la costituiscono, di non stare dietro a scadenze e raccomandate ma di avere tutto con facilità…attraverso un click!

Le novità del Codice esprimono appunto questa visione; così sono state pensate dal Team Digitale guidato da Diego Piacentini alla presidenza del Consiglio.

Per concludere, ecco quali saranno le 3 principali novità

DOMICILIO DIGITALE
Tra la primavera e l’estate, ogni cittadino potrà convertirsi al domicilio digitale, cioè obbligare la pubblica amministrazione a mandargli le comunicazioni con valore legale non via posta cartacea ma a un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC). Esempio? La notifica di una multa.
Il domicilio digitale è una leva di innovazione perché costringe le amministrazioni a un più rapido percorso di digitalizzazione degli archivi e delle comunicazioni. Le obbligherà a svecchiarsi!

CITTADINANZA DIGITALE
Sarà una piattaforma web che terrà le fila di tutti i rapporti tra un cittadino e la PA. Non saremo più costretti a ricordarci scadenze, per tasse e tributi , o dove informarci per l’esito di un concorso pubblico e via dicendo. La piattaforma sarà in grado di inviarci notifiche sul cellulare per ogni evento che ci riguarda. Uno spazio personalizzato, interattivo. Per questo servizio bisognerà aspettare di più, forse fino al 2019.

CONSERVAZIONE DIGITALE. Qualora i documenti informatici siano conservati per legge da una Pubblica Amministrazione, cessa l’obbligo di conservazione a carico dei cittadini e delle imprese, che possono, in ogni momento, richiedere di avervi accesso.

Il nuovo codice non prevede sanzioni per le PA che rifiutano le novità di cittadinanza digitale, ma si affida al ruolo di moral suasion del “difensore civico digitale”. Anche questa è una novità introdotta con l’attuale Codice. Un ufficio cui ci si potrà rivolgere per protestare contro una PA che ignora i nostri diritti digitali.

Nel complesso, i contenuti di questa riforma nonostante siano buoni in linea teorica, nella maggior parte dei casi rimangono disposizioni prive di effettiva incisività in quanto subordinate a successivi interventi regolatori, vedi ad esempio le linee guida dell’AgID.
Il rischio è, perciò, quello che tale riforma rimanga sostanzialmente vuota, perlomeno per il momento.